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7. Il calendario gregoriano

Il nostro calendario non è certo semplice. Consideriamo infatti un gruppo di quattro anni: tre hanno 365 giorni e il quarto 366. Ogni anno ha quindi una durata media di 365 giorni e un quarto, cioè 365,25 giorni.

I nostri mesi hanno 31, 30, 28 oppure 29 giorni e dipendono dalle lunazioni, cioè dall'intervallo di tempo impiegato dalla luna per ritornare alla stessa fase, per esempio l'intervallo di tempo tra due lune piene.

La lunazione che è all'origine dei nostri mesi ha una durata media di 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi (cioè 29,530588 giorni).

Un anno non si divide esattamente in settimane e solo il mese di febbraio, tre anni su quattro, ne ha un numero intero.

Ecco perché si sono incontrate parecchie difficoltà nello stabilire le regole del calendario.

Papa Gregorio XIII

Attualmente usiamo un calendario gregoriano che è il risultato di successive modifiche apportate ai calendari dei popoli antichi.

Nel 1582, l'equinozio di primavera ebbe luogo l'11 marzo. Dal Concilio di Nicea erano passati 1257 anni, la differenza era ormai arrivata a dieci giorni.

Il papa Gregorio XIII consultò i sapienti: Clavius, tedesco, e i fratelli Lelio, italiani.

Per mantenere l'equinozio di primavera il più possibile vicino al 21 marzo, egli ordinò:

  1. La soppressione di 10 giorni; di conseguenza, il giovedì 4 ottobre 1582 fu seguito immediatamente da venerdì 15 ottobre 1582.

  2. La soppressione di 3 giorni in 400 anni. Gli anni avrebbero continuato ad essere bisestili ogni quattro anni secondo la regola giuliana, ma gli anni secolari sarebbero diventati comuni salvo quelli che sono divisibili per 400. Così il 1600 fu bisestile, come lo è stato anche il 2000. Al contrario, il 1700, il 1800 e il 1900 sono stati di 365 giorni, cioè anni comuni.

L'anno gregoriano, dopo questa correzione di tre giorni suddivisi in 400 anni (cioè 0,0075 di giorno in più per anno), ha una durata media di 365,2425 giorni. Non è ancora perfetto; è troppo lungo perché: 365,2425 - 365,2422 = 0,0003 di giorno.

In diecimila anni, il nostro calendario avrà tre giorni di troppo; verso l'anno 4900 sarà necessario correggerlo di un giorno.