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La fondazione longobarda di Capracotta

di Francesco Di Rienzo

L'immolazione di una testa di capra, una danza vorticosa, l'intonazione di un canto sacro e un banchetto rituale nel quale venivano divorate le carni dell'animale sacrificato. Potrebbe essere stato questo il rito di fondazione di Capracotta celebrato da parte di un gruppo di conquistatori Longobardi sulle alture della Terra Vecchia in un anno imprecisato dei primi secoli dell'Alto Medioevo. Il rinnovato interesse degli studiosi verso questa popolazione scandinava, che negli ultimi tempi si è concretizzato nella proliferazione di pubblicazioni scientifiche e nell'organizzazione di importanti mostre di respiro internazionale, ha ampliato il quadro generale delle conoscenze sugli uomini dalle lunghe barbe e, nel nostro caso, ci consente di avanzare alcune ipotesi sulla storia più antica e oscura della nostra cittadina.

Partiamo dal nome. Il termine "Capracotta" richiama espressamente uno dei riti più importanti della religiosità pagana dei Longobardi in onore di Thor, il dio del tuono. Thor era una divinità molto amata dai popoli scandinavi:

fortissima, dalla barba rossa, dall'appetito prodigioso, proteggeva l'assemblea del popolo in armi e si spostava su un carro trainato da due capre, suoi animali sacri. I Longobardi lo veneravano attraverso una pratica religiosa che aveva per protagonista proprio la capra. La cerimonia prevedeva l'immolazione di una testa di quest'animale (caprae caput), seguita da una danza vorticosa, dall'intonazione di un canto sacro e da un banchetto rituale nel quale venivano divorate le carni cotte della vittima. Era un rito propiziatorio che si svolgeva al momento di piantar tende in un luogo appena conquistato per scongiurare il rischio di esaurimento delle fonti di sostentamento del gruppo tribale che, diventando stanziale, si faceva comunità. Infatti, esso affonda le sue radici nel mito narrato nel testo medievale Gylfaginningin: il dio Thor sfama se stesso e i compagni con le capre del suo carro di cui fa conservare le ossa e le pelli; poi, la mattina seguente, consacra queste ultime con il suo potente martello e resuscita gli animali.

Oggi, siamo in grado anche di avanzare una datazione, seppure molto approssimativa, della cerimonia e azzardare un possibile scenario sulla base di dati di carattere più generale. Dovremmo trovarci negli ultimi anni del VI secolo. Nella primavera del 568 d.C. il re Alboino guida i Longobardi e altri popoli del bacino del Danubio alla conquista della nostra Penisola. L'impresa si dimostra più facile del previsto: l'Italia è allo stremo dopo diciotto lunghi anni di guerra tra Ostrogoti e Bizantini. Una dopo l'altra cadono tutte le città dell'Italia settentrionale e della Tuscia. Due anni più tardi, il duca Faroaldo si spinge nell'Italia centrale e fonda il Ducato di Spoleto mentre il duca Zottone si insedia nel Sannio e crea il Ducato di Benevento. Negli anni successivi, il confine dello Stato beneventano viene ampliato. La penetrazione avviene attraverso i fondovalle dei fiumi: in un territorio prevalentemente montuoso, le valli dei corsi d'acqua sono le vie di collegamento migliori per spostare rapidamente gruppi di guerrieri.

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